SOCIALNETWORK, MELE E KIWI

Categoria: Learning, News

Due identità “social” sembrano ufficialmente in crisi: i politici e le aziende. E c’è qualcosa di diverso dal passato, qualcosa di conclamato e al tempo stesso indicibile. Qualcosa che ha a che vedere con professioni e mestieri (anche il nostro) e con rivelazioni e salvezze annunciate ma mai pienamente compiute.

La politica, passata la sbornia che ha portato alle amministrative, ha visto lo spostamento collettivo sul Vendola Style: status compulsivi, pensieri su qualsiasi tema, spesso diari del giorno a certificazione di una vita terrena.

Forse, osiamo pensare, ci si è sbrigativamente dedicati a cristallizzare in un modello di comunicazione quello che era un ottimo esperimento sul tempo breve? Forse. Nel frattempo, poi, sono sono subentrati alcuni elementi nuovi, che hanno giocato da variabili.

1- Il ridimensionamento dello strumento: la campagna elettorale delle amministrative si è giocata sull’entusiasmo verso i social network, destinato a ridimensionarsi (ma va?).
2- Il tempo: sono passati sei mesi. E sei mesi, in politica, sono un’eternità. Se riproponi il modello di sei mesi prima, qualcosa non va (ma va?).
3- L’arrivo dei “sobri”: i nuovi volti al governo, con la loro assenza dai social network, invece di risultare “vecchi” sembrano una boccata d’aria fresca perchè sta funzionando il transfert (colpo basso!) per cui, siccome ci salveranno riportandoci alla sobrietà, qualunque comportamento adottino, questo risulta immediatamente più virtuoso del precedente (ma va?).

Le tre variabili hanno funzionato per i profili social come la mela vicino ai kiwi.
Sapete di cosa parliamo, vero? Se uno ha un cesto di kiwi belli acerbi e sodi e mette loro vicino una mela, quelli maturano di botto, si afflosciano e quando li prendi in mano esplodono con relativa produzione di moscerino.
Esattamente ciò che sta accadendo alle pagine facebook dei politici.
I loro status risultano ossessivi, fuori tempo, vengono duplicati su Twitter spesso senza hashtag (chiave per seguire un tema, base della sintassi di Twitter) e, soprattutto, sembrano gridare IO CI SONO a una base chiusa su se stessa, con linguaggi da esoterismo di provincia.
Nessuno che sia autorevole, nel presidiare la paginetta…

E veniamo alle aziende. Non diversamente dalla politica, hanno creato pagine Facebook e profili Twitter dove, solitamente, ripropongono i contenuti del sito. Quindi c’è un emittente, il sito, e un riproduttore, il social network di turno.

Cos’è che non torna? Prima di tutto il marketing. Se sono un’azienda, il mio obiettivo è avere clienti soddisfatti e nuovi clienti. Due punti non coperti dalla riproduzione di notizie destinate al sito o alla stampa. Per i clienti che sono con te, hai bisogno di pensare al customer care. Per quelli che potrebbero sceglierti, hai bisogno di campagne. L’uso dei social network, così come lo vediamo ora, non copre i due requisiti, anzi, va esattamente in direzione opposta: in un terrotorio social si parla con un distacco degno di un’accademia.

Un piccolo passo laterale, oggi, potrebbe anche essere fatto sul piano delle buone pratiche.
In politica, sarebbe bello vedere più progetti di ascolto e partecipazione, che lascino agli aggiornamenti di status il ruolo di volano di spazi creati ad hoc, su temi chiari e valori condivisi.
Nulla contro il “diario”, sempre che l’ottica sia quella del confronto. Ma quelle dodici righe per la base dei militanti sanno, sempre di più, di un fastidioso presidio.

Per le aziende, basterebbe selezionare campagne di prodotto, valutando caso per caso il grado di partecipazione e dialogo.  Altro tema è il customer care. Quante aziende italiane, oggi, sono disposte a mettersi in gioco oltre un call center delocalizzato? Poche. Perchè la realtà è che gli ex monopolisti si comportano ancora come se fossero tali mentre chi è sul mercato sa che un customer care social costa in formazione delle risorse e in tecnologie di supporto. E vabbe’ ma qualcosa andrà pure fatto…

La sfida, per gli uni e per gli altri, sembra inevitabile. Dopo le gioie dell’infanzia, arriva lo sconvolgimento dell’adolescenza. I profili sui social network dovranno rassegnarsi ad affrontarla, se vogliono diventare grandi.

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